A.R.A.

L’associazione Reggiana di Astronomia è composta da appassionati d’astronomia e meteorologia.  Gestisce l’osservatorio pubblico Padre Angelo Secchi di Castelnovo di Sotto (RE) e svolge attività didattiche con scuole e altri enti.
L’osservatorio è aperto al pubblico (accesso gratuito) ogni mercoledì e venerdì sera.

OSSERVATORIO ed a sx STAZIONE METEO con sonda pioggia per chiusura cupola

CHI SIAMO

Il primo nucleo di astrofili costituitosi nella provincia di Reggio Emilia fu quello del Gruppo Astrofili Castelnovesi (G.A.C.), sorto nel 1972 per iniziativa di Silvano Pagliarini. Dopo alcuni anni i tempi furono propizi per la costruzione di un osservatorio, il primo nella provincia di Reggio, e, avuta notizia dell’avanzata fase di costruzione dell’Osservatorio Astronomico di Cavezzo (MO), si decise di avvalersi di quell’esperienza per attuarne una simile anche a Castelnovo di Sotto. Dopo gli inevitabili problemi dovuti al reperimento dei primi fondi (per i quali si fece riferimento agli istituti di credito, alle ditte locali ed alla stessa cittadinanza), il Comune intervenne donando il terreno e restando l’ufficiale proprietario del futuro edificio, la cui gestione sarebbe stata affidata a coloro che ne avevano promosso la realizzazione. I lavori cominciarono nel 1977, su progetto  di Ferdinando Caliumi, e furono gli stessi astronomi dilettanti, in prima persona, a dedicarsi alla costruzione dello strumento e del nuovo edificio che l’avrebbe dovuto poi ospitare: cupola e strutture murarie furono costruite interamente per opera di volontari e appassionati, mentre la costruzione del telescopio, eccezion fatta per le ottiche, fu effettuata gratuitamente dalle officine castelnovesi. Un lavoro lungo e faticoso, che solo una smodata passione permise di portare a termine. Alla fine, il 23 dicembre 1978, quando il telescopio permetteva già qualche osservazione visuale, l’osservatorio, intitolato alla memoria del notissimo astronomo e matematico reggiano dell’800 Padre Angelo Secchi, fu per la prima volta aperto al pubblico. Nel 1979 scomparve nel frattempo il G.A.C., e al suo posto prese forma l’Associazione Reggiana di Astronomia (A.R.A.), che, costituitasi ufficialmente il 2 luglio 1980, gestisce tuttora l’Osservatorio Astronomico Pubblico “Padre Angelo Secchi”. Da quell’antivigilia di Natale del 1978 l’Osservatorio è sempre stato aperto al pubblico ogni Venerdì sera non festivo. Come c’era da aspettarsi, col trascorrere del tempo gli entusiasmi iniziali si sono stemperati, cosicché dei 60 soci fondatori (tra i quali naturalmente compaiono il Comune di Castelnovo di Sotto e la Provincia di Reggio Emilia), ne sono rimasti in attività circa una decina. L’Associazione Reggiana di Astronomia, fin dal suo primo nucleo originario, fu ed è concepita per promuovere la diffusione dell’astronomia a tutti i livelli, con un occhio di riguardo verso le scuole di ogni ordine e grado e verso il pubblico dell’Osservatorio, organizzando corsi, conferenze e campi estivi per la divulgazione della materia.

L’OSSERVATORIO E LA STRUMENTAZIONE

L’Osservatorio è sorto nei pressi della zona industriale del paese, che lo sta inglobando, insieme all’espansione delle zone residenziali ed il vicino al campo sportivo e al capannone carnevale.

COORDINATE GEOGRAFICHE DELL’OSSERVATORIO:

Latitudine: 44º 48′ 11.7″ N
Longitudine: 10º 33′ 45.5″ E
Quota: 27.7 metri s.l.m.

Telescopi

L’Osservatorio dispone di una sala conferenze della capacità di 70 persone, di ufficio, servizi igienici, camera oscura e una cupola con capienza di una trentina di persone attrezzata con strumenti astronomici amatoriali totalmente autocostruiti, il tutto distribuito su un’area di 120 mq. L’Osservatorio attualmente è aperto al pubblico tutti i Mercoledì e Venerdì sera dalle ore 21,00 alle 23,30, festivi esclusi, ovviamente ad ingresso gratuito, senza bisogno di prenotazioni, tranne che per gruppi o scolaresche, mediante contatto tramite e-mail o messaggi reperibili su Facebook nella pagina dedicata ad ARA – Associazione Reggiana di Astronomia o direttamente qui su questa pagina web. Si organizzano serate su prenotazione per scolaresche di ogni ordine e grado, con osservazioni in cupola precedute da lezioni sui temi concordati. La dotazione strumentale dell’Osservatorio di Castelnovo Sotto è costituita da un telescopio principale riflettore di 400 mm di diametro, equipaggiato con specchi Marcon in combinazione Newton-Cassegrain e rapporto focale rispettivamente di f/5 e f/25 in montatura equatoriale a forcella. Lo strumento è praticamente gemello di quello dell’Osservatorio di Cavezzo (MO), in quanto entrambi furono costruiti sullo stesso progetto di Ferdinando Caliumi, compianto padre dell’astrofilia italiana. Parallelamente allo strumento principale, vi è un rifrattore Jaeger con obiettivo da 157 mm di diametro e 2250 mm di focale (f/14.33) di ottima qualità sui pianeti per essere un doppietto acromatico, un rifrattore apocromatico AstroPhysics diametro 130mm F/6, un rifrattore apocromatico alla fluorite Takahashi FS diametro 128mm F/8,1 ed un rifrattore solare per l’osservazione della cromosfera solare in luce idrogeno alfa (H-Alfa) della ditta LUNT LS60THa Double Stack 50mm Pressure Tuner B1200. Il telescopio principale, che sostiene tutta questa strumentazione, presenta, alla base, una piastra circolare di ferro di 80 cm di diametro, che sostiene l’intero strumento e consente le opportune regolazioni per lo stazionamento grazie alle viti situate nei tre punti di appoggio; tale piastra è a sua volta fissata su una colonna in cemento armato alta due metri e mezzo e con fondamenta profonde due metri, isolata dal pavimento, che garantisce totale stabilità alla struttura pesante 13 quintali. Il tutto è protetto da una cupola in vetroresina di 5 metri di diametro. Il telescopio è comandato semplicemente da un motorino passo-passo autocostruito, provvisto di pulsantiera, pilotato da software di autopuntamento ed inseguimento siderale con possibilità di controllo in remoto. Col tempo infatti sono stati acquistati altri strumenti su montature autonome quali un Celestron 11 diametro 28cm su montatura Losmady G11 ed altra montatura Bellincioni Alfa, da utilizzare sia per la divulgazione fuori sede, che per spedizioni sotto cieli più cristallini, senza contare poi gli strumenti personali dei soci: un riflettore Orion Optics ODK10 in configurazione Dall-Kirkams diametro 250mm F/6,8, un riflettore Officina Stellare Veloce RH200 diametro 200m F/3 astrofotografico, un Tele-Vue 101mm, un Takahashy FS-102, ed il Newton-Cassegrain 212mm. Tutta la strumentazione è controllata elettronicamente e con fuocheggiatori elettrici.

LA DIVULGAZIONE

La divulgazione fu il pretesto che portò alla formazione del primo, sparuto gruppo di astronomi dilettanti castelnovesi, fu il mezzo attraverso cui in pochi anni si riuscì a costruire l’Osservatorio che tuttora è sede dell’Associazione, e resterà sempre e comunque condizione necessaria alla concessione di finanziamenti da parte del Comune e della Provincia soci fondatori (si ricorda infatti che l’A.R.A. per statuto opera gratuitamente e senza fini di lucro all’interno di una struttura pubblica che non potrebbe mai esistere col solo autofinanziamento degli associati). Durante il periodo scolastico quindi l’Osservatorio è visitato da un minimo di 30 scolaresche di diversi livelli, che impegnano il personale volontario dell’Associazione per più sere settimanali ed anche giornaliere da parte del sottoscritto, per quanto riguarda le osservazioni solari alle quali prestano molta attenzione anche i bambini delle scuole materne. L’osservazione al telescopio è comunque sempre preceduta da un’ampia introduzione alla materia coadiuvata dalla proiezione, nella sala adibita alle conferenze, di diapositive, immagini e video sull’argomento. Nelle serate sfavorevoli alla osservazione visuale, il pubblico può invece disporre di una dimostrazione di immagini astronomiche e/o filmati più impegnativi, mediante videoproiezione al computer, scelti fra un vasto archivio che viene aggiornato ed ampliato costantemente. Il bacino di utenza, oltre naturalmente alla provincia di Reggio Emilia, comprende anche le province di Parma e Mantova, per un afflusso di visitatori che si aggira sulle 2000 unità annue. Lo stesso luogo di costruzione dell’Osservatorio, in piena Pianura Padana, è stato scelto per permettere ai visitatori di accedervi senza troppe difficoltà, sebbene il sito stesso oggigiorno stia quasi per essere inghiottito dalla zona industriale e residenziale del paese, con conseguente drastico aumento del già notevole inquinamento luminoso. Tra le iniziative intraprese in passato dall’Associazione non si può inoltre non menzionare l’imponente mostra fotografica, costituita da 120 pannelli di cm.100×70 per un totale di 600 immagini fotografiche, allestita a Castelnovo di Sotto e da cui è stato estrapolato un vasto ipertesto didattico su CD-ROM denominato “Luci dall’infinito” che tratta tutti gli argomenti della scienza astronomica, dalla formazione dell’universo e del Sistema Solare con analisi dettagliata dei singoli pianeti ed ampia trattazione, in una sezione a parte, di tutte le scienze della Terra, per proseguire con l’analisi del profondo cielo, delle costellazioni, della radioastronomia, dei telescopi, dell’inquinamento luminoso ed un’appendice per l’analisi delle principali formule relative alle orbita planetarie ed al calcolo dei parametri fisici dei pianeti. La mostra, dopo un primo periodo di permanenza presso il Comune di Castelnovo Sotto, per circa un mese nel 1998, che ha visto l’affluenza di non meno di un migliaio di cittadini e svariate decine di scuole di ogni ordine e grado della provincia ed oltre; è stata resa itinerante mettendola a disposizione di scuole e gruppi astrofili che ne facessero richiesta, spostandosi così in cinque anni, da San Donà di Piave a Messina. Alla mostra castelnovese, ha fatto da corollario una serie di conferenze tenute da professori dell’Università di Bologna e da un illustre reggiano il Prof. Riccardo Giovanelli (ex direttore del radiotelescopio di Arecibo ed emerito della Cornell University) che ogni anno ci fa visita, insieme alla moglie Martha Hynes, in occasione delle ferie estive che trascorre presso i suoi genitori.

ATTIVITA’  EXTRADIVULGATIVE

Oltre alla divulgazione, che è la prima fondamentale attività dell’Associazione e di cui si è già detto ampiamente sopra, in passato si sono svolti anche piccoli programmi di ricerca scientifica a livello amatoriale resi possibili dalla sufficiente strumentazione disponibile; in particolare alla metà degli anni Ottanta si accese una fruttuosa collaborazione con l’Unione Astrofili Italiani (U.A.I.) per quanto concerne le sezioni di ricerca sul Sole e Saturno, che diede risultati piuttosto positivi. Nel 1986 poi si aderì al programma di ricerca fotografica per l’International Halley Watch (I.H.W.) di Pasadena, in seguito al ritorno delle comete Halley e Giacobini-Zinner, e, nel medesimo anno, si registrò l’osservazione visuale e fotografica dell’opposizione di Marte. All’inizio degli anni Novanta si aprì un’interessante collaborazione con un gruppo di ragazzi dell’Ogliastra, motivati tra l’altro dalla lettura nell’88 su “l’Astronomia” del mio articolo sull’A.R.A. tanto da spingerli ad imbarcarsi sul traghetto e farci visita, che ha portato alla costruzione dell’unico osservatorio pubblico della Sardegna intitolato alla memoria di “Ferdinando Caliumi”. Voluto e guidato da Carlo Dessì l’osservatorio è frutto della sinergia fra il gruppo promotore, l’A.R.A., l’Amministrazione Comunale di Lanusei in provincia di Nuoro, la Comunità Montana, il Corpo Forestale dello Stato e le varie realtà locali dell’Ogliastra. Il gruppo si è poi costituito ufficialmente con il nome di Associazione Ogliastrina di Astronomia. Il sito scelto per la costruzione dell’osservatorio è stato trovato sui contrafforti scistosi del Monte Armidda ad una altezza di 1150 metri. Questo posto gode dello spettacolare cielo sardo ed è pressochè esente da inquinamento luminoso tanto da godere del titolo di migliore cielo d’Italia e forse d’Europa. Non si esagera affermando che il cielo è talmente  nero e cristallino da non vedere la punta delle proprie scarpe oppure scambiare per velature all’orizzonte, la biforcazione della Via Lattea e le nubi del Sagittario. Anche il seeing non scherza, nemmeno quando si alza il vento che evidentemente ha una struttura laminare assolutamente non turbolenta: una sera in cupola con cielo ovviamente sereno ha iniziato a piovigginare in senso orizzontale.  La loro dotazione strumentale consiste attualmente in un telescopio riflettore in montatura Newton-Cassegrain con diametro di 410 mm e aperture f/4,5-f/18; un cannochiale rifrattore, utilizzato anche per la guida, con diametro di 150 mm e apertura f/15; una camera fotografica Baker-Schmidt da 250 mm di diametro e con apertura f/3. Il seeing dunque, unito alla eccellente qualità dello specchio del Newton, offrono visioni planetarie di Giove e Saturno addirittura impareggiabili e ferme, talmente ricche di dettagli che non sono nemmeno paragonabili al pur buon rifrattore da 15 cm. in parallelo allo strumento principale. Tutta la strumentazione è inserita in una cupola con ambiente quadrato da 25 metri alla quale è collegata una sala riunioni di 35 metri quadrati. Altri strumenti portatili sono a disposizione per l’osservazione nel piazzale antistante l’osservatorio. L’attività svolta è prevalentemente di tipo divulgativo con un occhio di riguardo per le scolaresche di ogni ordine e grado provenienti da tutta la regione. Per raggiungere questo splendido sito astronomico, qualora vi troviate dalle parti di Arbatax è d’obbligo la visita (ricordiamo che è aperto tutto l’anno nelle giornate di Martedì e Venerdì) bisogna prendere la statale che da Lanusei porta a Nuoro; dopo circa 3 km si prende il bivio a sinistra per Gairo-Ierzu; percorsi 4 chilometri si raggiunge la Cantoniera Sarcerei e subito dopo si volta a destra (segnale dell’osservatorio) e si prosegue per una piccola strada asfaltata. Percorsi 2 chilometri un segnale indica il sito astronomico. Per informazioni: CARLO DESSÌ (presidente) tel. 0782-42041, ANGELO PISCI tel. 0782-41262. Altra collaborazione intrapresa a metà anni novanta con una serie di conferenze e osservazioni svoltesi sull’Appennino Reggiano, e precisamente a Febbio, nel comune di Villa Minozzo, in pieno Parco del Gigante, portò a considerare seriamente l’apertura di una nuova collaborazione, questa volta con l’ente che gestisce lo stesso Parco, al fine di installare una nuova stazione di osservazione astronomica da affiancare a quella meteorologica già esistente. Il sito, posto a circa 1100 metri di quota, si adatta particolarmente alle esigenze astronomiche per la rilevante trasparenza del cielo e lo scarsissimo inquinamento luminoso. L’opera di sensibilizzazione ha dato buoni frutti portando all’acquisto, da parte di privati, dello strumento amatoriale (uno Schmidt-Cassegrain Meade LX200 da 10 pollici in montatura altazimutale), e ha richiamato personaggi di primaria importanza nell’ambito scientifico italiano quali Margherita Hack e Andrea Baroni. Di pari passo è stata operata la realizzazione dell’edificio vero e proprio che ospita lo strumento, costituito dalla sola cupola per le osservazioni, con a fianco un fabbricato tipo baita in legno ad uso foresteria per alloggiare i soci dell’A.R.A. nelle spedizioni astrofotografiche o di apertura al pubblico per una decina di serate nei periodi di Pasqua, Natale e luglio-agosto, quando cioè vi è una discreta affluenza di villeggiati sul territorio, dotato tra l’altro di stazione sciistica. Si spera, nel prossimo futuro, di proseguire ed ultimare questa collaborazione con la costituzione di un gruppo astrofili locale permanente. Nel corso del 1996 si deve registrare un’imponente campagna di osservazione visuale e fotografica occasionata dalla scoperta e dall’avvicinamento alla Terra della cometa Hyakutake (1996b2), che ha regalato all’Associazione un discreto album di immagini tra le migliori mai realizzate dai soci. Gli stessi soci poi, galvanizzati dal buon risultato conseguito, si sono ripetuti l’anno dopo organizzando un’analoga campagna osservativa per la cometa Hale-Bopp (1995o1), che, come tutti sappiamo, si è dimostrata addirittura più esaltante di quella precedente. Da allora ben poche comete di tale portata hanno solcato i nostri cieli, ad esclusione delle recenti: Ikeya-Zhang (C/2002c1) nel 2002, la Neat (C/2002v1) nel 2003, la Neat (C/2001q4) nel 2004 e l’ultima C/2004q2 Machholz, per le cui riprese ci si è trasferiti di volta in volta sul nostro appennino emiliano, con rifrattori a corto fuoco apocromatici e teleobiettivi estremamente luminosi, per sfuggire all’inquinamento luminoso, sempre più incessante che negli anni ha circondato il nostro osservatorio. Questo fenomeno sta però ora coinvolgendo anche il nostro settore osservativo-divulgativo, tanto che al di là della Luna, dei pianeti, delle stelle doppie, ammassi stellari e nebulose molto luminosi, oltre ovviamente al Sole, del quale si sono osservati e ripresi proficuamente anche i due recenti transiti di Mercurio e di Venere del 2003 e 2004; ormai dalla specola castelnovese non siamo più in grado di accontentare le richieste del visitatore evoluto che ovviamente pretende di osservare oggetto molto più esotici e di debole emissione. Dal Marzo 2002 è attiva una stazione meteorologica automatica dell’americana DAVIS, attorno alla quale è stato sviluppato un progetto di promozione culturale inerente la meteorologia il cui responsabile è il nostro Andrea Zamboni. L’idea perseguita è quella di far conoscere questa troppo bistrattata disciplina ed inoltre di dar vita ad un’archivio storico di dati ed episodi meteo di rilevo per la zona di Castelnovo di Sotto. Come anzidetto, lo storico delle riduzioni giornaliere è aggiornato sino al 2003, poiché stiamo completando la riscrittura del software di riduzione, che rilasceremo poi gratuitamente sul sito per chiunque lo vorrà utilizzare non a scopo di lucro (confidiamo nella sua versatilità e facilità d’utilizzo). Infine l’A.R.A. ha attivato una collaborazione con l’A.R.N.I. (www.arni.it), la quale ci fornisce i dati idrometrici del fiume Po, consultabili sul sito ed utilizzati in alcuni report. Siccome le risorse di tempo a nostra disposizione sono modeste, l’aggiornamento del sito purtroppo subisce ritardi. Tuttavia il progetto sta dando i suoi frutti, poiché sempre più persone si interessano all’iniziativa. Di questo siamo piuttosto soddisfatti e ci confortata l’idea che i nostri sforzi vengono infine apprezzati.

ATTIVITA’  FUTURE

Come attività pressochè costante dell’ARA, vi è il monitoraggio dell’attività solare della nostra stella a partire dal 1984 con osservazioni prettamente di disegno e riduzione dati, con conteggio del numero di Wolf, di macchie e gruppi solari in fotosfera, cioè la parte visibile ad occhio nudo protetto con appositi filtri solari, per l’Unione Astrofili Italiana (U.A.I.). Successivamente negli anni si è proseguito con riprese fotografiche su pellicola, sempre della fotosfera e dal 2013 anche con la riduzione dei dati e ripresa del sole per mezzo del rifrattore LUNT, di cui sopra, appositamente dedicato all’osservazione della nostra stella nella sua prima atmosfera (la Cromosfera), non visibile ad occhio nudo, ma nella riga dell’Idrogeno Alfa a 656,28 nanometri, per il monitoraggio di espulsioni di plasma nella corona solare (CME) cariche di miliardi di tonnellate di particelle cariche che in circa 18 ore possono giungere ed interagire con la magnetosfera terrestre e causare forti tempeste geomagnetiche. I brillamenti, per contro, possono rilasciare intense emissioni ultraviolette ed X che giungono sulla Terra a velocità istantanee e relativistiche e possono causare danni alle reti elettriche e radio. Tutto questo va poi affiancato alla normale gestione dell’Osservatorio, che implica necessariamente alcuni costi di manutenzione: sia per il telescopio che la camera oscura, che per potere mantenersi funzionali, necessitano di costanti accorgimenti e migliorie; senza contare che, vista la prevalente attività didattica svolta all’interno dell’Osservatorio, ogni anno deve sempre trovare posto nel già esiguo budget l’acquisto di nuovi materiali audiovisivi, libri e riviste aggiornate. Per non rubare spazi alla normale attività divulgativa e impostare un minimo lavoro di ricerca e privare il pubblico dell’osservatorio, si sta delineando il progetto di un osservatorio remoto, già disponibile nella cupola da due metri di diametro a fianco della cupola principale e contente il telescopio Orion Optics ODK10 di cui sopra, anch’esso a controllo remoto, già testato per 3 anni nel 2010 e che sarà collocato ora sotto un cielo nero pece quale quello del Monte Armidda, a 1150 metri sul livello del mare, a Lanusei in Sardegna a fianco dell’osservatorio dell’Associazione Ogliastrina di Astronomia, che potrà garantirci, oltre ovviamente all’impiego a loro riservato del telescopio, quando lo desiderino, anche la sempre necessaria manutenzione in sito, qualora occorra in caso di guasti o semplice installazione e disinstallazione di accessori ed attrezzature di ripresa. Se volgiamo dunque lo sguardo indietro nel tempo a quasi quarant’anni fa, non possiamo che constatare l’impegno sempre crescente profuso da parte dell’A.R.A., prevalentemente in campo divulgativo, partendo dalla bassa pianura emiliana, dove in quegli anni c’era un buon fermento astronomico che ha portato alla realizzazione di grandi osservatori pubblici, sul modello forse dell’unico grande osservatorio amatoriale esistente in quel di San Vittore a Bologna, gestito dagli impareggiabili Sassi, Vacchi e Sette; per scalare in seguito le vette montane del nostro appennino e del territorio sardo e sfuggire all’inquietante avanzare dello smodato inquinamento luminoso generato dalla scellerata realizzazione ed errata progettazione d’impianti d’illuminazione stradale, monumentale e via di questo passo con uno sperpero notevole di denaro pubblico, per ovviare al quale ogni tanto ci sentiamo dire di non lasciare il televisore od agli apparecchi elettrici in stand-bay per consumare meno e non provocare black-out. Di quest’ultimi ce ne vorrebbero davvero di più frequenti durante la notte, per volgere gli occhi al cielo e renderci conto di che immenso patrimonio naturale stiamo rischiando un giorno di non poter più ammirare; a meno che immediatamente il nostro pensiero non si rivolga all’improvvisa ed inquietante perdita di campo del nostro cellulare. Per ora dunque, volendo continuare la nostra attività, non ci resta che spostarci alla ricerca di cieli quantomeno poco inquinati ed affidarci ai sensori elettronici CCD, sempre più indispensabili per scrutare le profondità del cielo. Vent’anni fa il sottoscritto esponeva una pellicola 1600 al Newton dell’A.R.A. per 15 minuti prima di iniziare a notare segni di velatura, oggi in soli 2 minuti non vi sarebbe più traccia delle stelle più luminose. La tecnologia ci viene incontro quindi per sopperire all’osservazione visuale ed alla fotografia chimica ormai in declino, con alcuni vantaggi comunque indiscutibili, basti pensare alle semplici web-cam o i piccoli CCD applicati al telescopio per la ripresa planetaria, che ci regalano un’infinità di dettagli, che prima dovevamo estrarre con notevole impiego di tempo trascorso in camera oscura tra sviluppi, mascherature, carte a diversa gradazione, senza arrivare comunque a pari risultati. Non ci resta dunque che rimboccarci le maniche, evolvere le nostre abitudini, pensando a nuovi progetti come ad esempio ad un osservatorio remoto che ci mostrerà il cielo a circa 800 km di distanza dal monitor di un computer, per integrare ed ampliare l’offerta divulgativa fornita dall’ARA con il semplice accostamento dell’occhio ai telescopi della nostra Associazione ed impegnandoci comunque a mantenere inalterata la qualità del cielo, come ad esempio quello di Monte Armidda. Insomma, un compito tutt’altro che facile, e che può contare quasi esclusivamente sulla buona volontà e sulla dedizione dei soci e la sinergia di più associazioni quali l’A.R.A e l’A.O.A. Se saranno rose, vi terremo informati.

Alessandro Guatteri (A.R.A.)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: