Nel capitolo I è stata proposta, tramite alcuni esempi, una lunga riflessione sull’interpretazione del peso del clima nelle vicende storiche. In questo capitolo inizieremo ad introdurre il concetto di clima e di meteorologia. In generale il filo logico che seguiremo da questo capitolo sino all’ultimo, è sintetizzato nella diapositiva (n.2) che segue. Il primo punto in diapositiva sarà il nostro alfa e il nostro omega.

Diapositiva n.2

Il clima è una materia che ha fatto e fa discutere tutt’oggi. Il personaggio dell’anno del 2019 è stato Greta, con la sua battaglia riguardante proprio il cambiamento climatico.

Il clima non fa discutere solo ai giorni nostri. Negli anni ’70 il cambiamento climatico fu altrettanto d’attualità, solo che si discusse sul fenomeno inverso all’odierno.

Diapositiva n.3

Nella diapositiva n.3 ho riportato un paio di articoli dell’epoca della rivista Time e di Newsweek e, come potrete notare, le anomalie termiche furono invertite rispetto all’odierno. Sulle anomalie ci torneremo; al momento affidatevi al colore
Da sottolineare come già negli anni ’70 vi fu chi sostenne il futuro riscaldamento del pianeta, così come vi fu chi suggerì di cospargere l’artico di fuliggine per favorire lo scioglimento del ghiaccio e limitare l’effetto albedo, nel tentativo di frenare il raffreddamento globale.
Il dibattito fu acceso e i sostenitori del riscaldamento globale prossimo venturo (per l’epoca) poggiarono la loro convinzione proprio sugli studi relativi all’effetto serra dovuto alla CO2 (il gas più prodotto e liberato in atmosfera dall’uomo).
Il primo riferimento alla CO2 come gas serra risale alla fine del 1800.
In verità negli anni ’70 ancora nessuno fu in grado di definire un chiaro legame tra l’aumento della temperatura e l’aumento della CO2. Neppure le misure della CO2 in atmosfera furono abbastanza accurate da determinarne l’effettiva entità presente in atmosfera. Questo sino agli anni ’80, quando il carotaggio del ghiaccio (che contiene bollicine d’aria) eseguito nella stazione antartica russa Vostok, permise di analizzare il passato sino a 400000 anni fa. Successivamente il progetto EPICA mise in chiaro la sincronia tra l’aumento della CO2 e della temperatura dell’aria.
Ritorneremo più avanti a trattare questi dati.
Ora costruiamo la scatola entro la quale parleremo del clima.
Per farlo vi racconto una brevissima (e frammentaria) storia dello sviluppo della meteorologia e della climatologia (vedremo tra poco la distinzione tra le due principali branche dello studio dell’atmosfera), di cui l’Italia fu, perlomeno alle più remote origini, una protagonista si primo piano.

Diapositiva n.4

Possiamo, in modo molto schematico, suddividere in tre macro ambiti l’evoluzione dell’approccio alle tematiche climatiche e meteorologiche. Un primo e più antico periodo fondato sulle descrizioni frammentarie della fenomenologia senza alcun supporto strumentale, non infrequentemente a corredo di giustificazioni relative all’aumento del prezzo delle merci o nell’introduzione di balzelli.
Una seconda fase in cui si iniziò ad approcciare al problema clima/meteo in modo scientifico, introducendo gli strumenti di misura.
Infine l’era moderna delle scienze del clima, nella quale l’atmosfera viene studiata anche attraverso i modelli matematici che ne predicono le mosse.
L’approccio alle scienze del clima vide il suo esordio proprio qui in Italia in quel di Firenze, città nella quale nel 1657 Ferdinando II De Medici fondò l’Accademia Fiorentina del Cimento. Dalla diapositiva 4 potrete notare come alcuni strumenti di misura furono progettati da italiani.
In quest’opera d’uscita dello studio del clima dalla fase di semplice narrazione tramandata ai posteri, un ruolo importante lo svolse anche il reggiano Padre Angelo Secchi (Padre della moderna spettroscopia), che, sulla base dell’esperienza fiorentina, impiantò sul territorio reggiano una delle primissime reti di stazioni meteorologiche. Una di questa stazioni fu posta in centro a Reggio Emilia (sulla terrazza dell’attuale museo) ed è stata recuperata l’anno passato in occasione delle celebrazioni del duecentesimo della nascita.

Il personaggio che introdusse il primo concetto di clima fu il grande geografo Alexandex Von Humboldt

Diapositiva n.5

Nel 1817 Humbolt creò le carte con rappresentate le isoterme e definì un legame tra le varietà biologiche e il profilo termico caratteristico di differenti aree geografiche.
Per giungere all’era della moderna meteorologia, della fisica dell’atmosfera, si dovrà attendere sino al 1903, quando Vilhelm Bjerknes iniziò a trattare la materia all’accademia di Svezia.

Diapositiva n. 6

I suoi colleghi inizialmente rimasero scettici e gli suggerirono cautela, poiché…“chi si mescola con la meteorologia è perduto”.
Nel 1918 venne fondata la Scuola Norvegese di Meteorologia.
Pur trattando la materia col nuovo approccio fisico matematico, le linee guida della neonata scuola norvegese ricalcarono la metodologia e i parametri di monitoraggio atmosferici, espressi oltre due secoli e mezzo prima dalla fiorentina Accademia del Cimento (Diapositiva 4).

Diapositiva n.7

Nel 1939 lo svedese Carl-Gustav Arvid Rossby (Diapositiva 7) dimostrò matematicamente la possibilità di gestire i moti atmosferici a grande scala (scala emisferica), ossia ciò che oggi chiamiamo Le onde di Rossby.
Con un buon grado di buonsenso, cosa che comprenderemo meglio in un prossimo capitolo, possiamo asserire che se parliamo di meteorologia ci stiamo riferendo a Bjerknes, mentre se trattiamo di climatologia ci si sta riferendo a Rossby.
Arriviamo così all’ultima fase (siamo negli anni ‘70) in cui si avviò l’era satellitare per le rilevazioni dei parametri atmosferici e soprattutto l’introduzione dei modelli numerici di previsione. Lo scienziato che fu in prima linea in tale progresso fu Fedor Mesinger, il quale può essere goliardicamente definito “Il signore dei modelli”

Diapositiva n.8

Nacque proprio in quell’epoca il consorzio ECMWF, oggi il più prestigioso modello di previsione al mondo (che quest’anno si trasferirà a Bologna).
In tutti queste fasi di sviluppo vi furono polemiche e discussioni, data la complessità della materia, sull’opportunità di perseguire queste ricerche. Lo abbiamo visto sin dall’inizio con Bjiernks e anche sui modelli numerici queste non mancarono.
Correva l’anno 1990, quando Andrea Baroni, nel corso di una puntata (di seguito proposta e che vi invito a guardare) della magnifica trasmissione Che tempo fa, mise in luce l’ancora persistente difficoltà nell’accettare l’approccio numerico oggi dato per scontato.