L’alluvione del 1951

Questa disgrazia ricorre spesso nei racconti delle persone che l’hanno vissuta. Fu un evento traumatico che segno le genti e le tenne lontane dalle loro case per mesi, cioè dal 14/11/1951 (giorno d’apertura della “falla del Torrione” sull’argine del torrente Crostolo) sino al 12/01/1952.
Fu difatti in quella data che il bollettino giornaliero della Bonifica Bentivoglio, nella sua parte conclusiva, così sancì la fine dell’evento:
“…il territorio allagato può oramai considerarsi, nelle ore 24 prossime, libero di acque.”

La “falla del Torrione” sull’argine del Crostolo, vista dal ponte del Baccanello
(Immagine tratta la libro “La grande Paura” edizioni Diabasis

A tutt’oggi circola una leggenda proposta da chi visse quei momenti.
Vi è la diffusa convinzione che l’alluvione fu provocata da un taglio premeditato dell’argine del torrente Crostolo, con lo scopo di preservare dalle acque la bassa mantovana e Guastalla.
Io stesso credetti a questa storia per lunga data, ma le testimonianze di Bruno Gabbi, presente sull’argine la notte della disgazia, e dell’allora Sindaco di Gualtieri, gettano una luce chiara e differente sulla vicenda.
Dal libro Alluvione dell’allora sindaco di Gualtieri Serafino Prati.

“Parte un ordine, resistere, la resistenza viene coordinata dal Sindaco, e si tenta di costruire una prima coronella (sovralzo dell’argine) per cui si ara con un aratro attaccato ad un trattore lungo un tratto di sommità esterna del ciglio arginale coperto di gramigna.
Da Reggio intanto giungono ordini e contrordini cadenzatamente, non c’è tregua al viavai delle notizie strampalate che indicano il modo di impostare la difesa, occorre agire, costi quel che costi, la paura fa novanta…
Il Sindaco si attacca al telefono chiedendo rinforzi disperatamente al Prefetto; il servizio di guardia, per quanto diligente non è sufficiente per controllare il lungo tratto di argine minacciato…
L’argine guastallese è molto più alto di quota di quello gualtierese, a questo mancano soltanto dieci centimetri di crescita per essere tracimato, e di la nel guastallese c’è ancora oltre mezzo metro di quota scoperta e la difesa ha il tempo materiale disponibile per rialzare la coronella con sacchetti di terra…
Arriva un ordine, come un fulmine a ciel sereno. E’ la centrale del Genio Civile che lo trasmette, seppure a malincuore, all’ufficio idraulico locale.
La piena è arrivata al suo massimo stadio, sono state fatte delle valutazioni tecniche, così si dice, venendo alla conclusione della indispensabilità di rinunciare al servizio di guardia, di abbandonare i tamponamenti della coronella longitudinale ormai inservibile.
Si reputa sia doveroso mollare la pur debole e frammentaria difesa del paese Le poche persone, i volontari che non hanno esitato ad affrontare l’inclemenza del tempo e la cruenta lotta contro l’inclemenza dell’onda…sono sbalorditi nel ricevere quel paradossale ordine.
Si guardano in faccia sbigottiti imprecando e brontolando, ma non possono farci niente; abbandonano tristemente, mettendosi il badile sulle spalle, il posto di guardia e tornano, mogi mogi, con una grande pena nel cuore e la invettiva nel pensiero…
Dal Municipio parte un ordine, vogliano o meno le autorità superiori, bisogna muoversi…
Viene disposta la requisizione degli automezzi privati per trasportare personale volontario sul Crostolo.
I dirigenti del comprensorio Bentivoglio sono da ore sull’argine dove maggiore incombe il pericolo di franamento…
Da Reggio giungono autotrasportati i primi scaglioni di operai delle Reggiane; sono i volontari di una catena di solidarietà commovente che non chiede niente per se e vuole inserirsi nella lotta per dare la sua parte di forza…
Sono giunti in molti, giovani ed anziani, ma sono privi di adeguati mezzi di lavoro.
Il Sindaco ritorna in Municipio per telefonare al prefetto della provincia.
Riferisce anche a nome di un comitato d’emergenza, l’aggravarsi rapido della situazione, notifica lo sgomento della popolazione e l’inspiegabile diserzione della difesa dell’argine del torrente Crostolo da parte del Genio Civile.
Il prefetto non sa dare spiegazioni, non ne sa nulla; egli stesso è stupito e l’ordine sembra sia stato trasmesso da una sconosciuta entità siderale…
Si chiede l’invio di truppe, di militari muniti di attrezzature e a tale richiesta viene risposto che i militari di stanza a Reggio sono stati dislocati nei vari paesi della fascia del Po maggiormente minacciata; il pericolo a Boretto è più accentuato, a Brescello addirittura immediato.
Se dovesse rompere in qualcuna di queste località…sarebbe un disastro…
“C’e da resistere – grida il Prefetto con quanto fiato in gola – resistere con ogni mezzo e a ad ogni costo !”
Il Sindaco si premura di trasmettere la raccomandazione del capo della provincia al Maresciallo dei Carabinieri, col quale va immediatamente al Baccanello per rendersi conto di persona della situazione disperata di quel tratto di sommità arginale.
Arrivano in quel momento militari da altri paesi, ma si vede, con stupore, che vanno a difendere l’argine guastallese, assai meno pericolante di quello gualtierese.
Il capo del Comune, vista la manovra, incontra il Tenente dei Carabinieri e protesta mettendo in evidenza l’illogicità di quello spostamento di truppa nel versante meno in pericolo.”


Dunque l’argine non fu tagliato ma piuttosto abbandonato al proprio destino. Questo fatto emerge anche dalle drammatiche memorie di Bruno Gabbi, presente sull’argine nel momento fatale.

“Si fa sera sulle terre della bassa e sulle tribolazioni degli uomini e il calare delle tenebre aumenta l’angoscia di tutti, perché la notte sa nascondere le insidie e paralizza gli spiriti, specie, di chi deve lottare contro un nemico insidioso come le acque.
Le voci della mobilitazione degli uomini del Guastallese per accorrere sull’argine destro del crostolo dal Torrione di Gualtieri alla foce del torrente vengono a ribadire, semmai ve ne fosse il bisogno, l’eccezionalità di un evento d’incalcolabile portata.
Allora anche i sindaci della zona occidentale del Crostolo decidono di ricorrere alla mobilitazione degli uomini in grado di operare sugli argini.
Ma la cosa riesce solo parzialmente, forse perché non v’è organizzazione o perché gli uomini validi ritengono prudente stare nelle proprie abitazioni, specie di quelle esposte all’immediato pericolo, e cercare di salvare il salvabile con i mezzi possibili.
Sono circa le 19.
Chi ha potuto ha consumato un pasto frugale.
Si sta sul chi vive.
Ad un tratto, ecco il suono della campana a martello della torre chiamare concitatamente a raccolta, perché minaccia il prepotente pericolo: tutti comprendono il significato di quel martellare ossessivo che fa accaponare la pelle…
Nel contempo arriva la voce stridula di un altoparlante che grida agli uomini di portarsi in piazza, con vanga e badile, palotto od altro…e stivali ai piedi per accorrere sull’argine sinistro del Crostolo, nel tratto Torrione-Baccanello, dove sembra esserci grave minaccia.
La voce, quasi irreale, fa il giro del paese su un automezzo.
Altri due autocarri sostano già in attesa di caricare.
Raccomando a mio fratello di rimanere in casa per intervenire in caso di bisogno e di aiutare l’anziano nostro padre; o, nel caso, per accorrere sugli argini dei torrenti che corrono a pochi metri dalla nostra vecchia bicocca.
Calzo gli stivali, indosso un logoro giaccone, metto il badile sulle spalle e mi incammino.
Mia zia e mia moglie mi accompagnano con mille raccomandazioni.
Arrivo in piazza e, e con me arrivano altri uomini, altri colleghi, chi armato di vanga, chi di palotto, chi di badile: sono circa le 20.30.
Riempiamo il nostro camion (un vecchio Dodge).
Si riempie anche l’altro. Si parte e ci si dirige verso Gualtieri. Nei pressi dell’abitato pigliamo a destra, attraversiamo Codisotto e Mane, e per una stradine ci portiamo a ridosso dell’argine del Crostolo sul quale, per una ripida salita i due automezzi, ansimando, si portano sulla sommità arginale. La percorriamo sino al Torrione di Gualtieri…e solo allora ci accorgiamo della gravità della situazione poiché l’acqua è a pochi Cm dal pelo dell’argine.
Velocemente smontiamo e ci rechiamo presso il Torrione dove l’acqua del Crostolo, che oramai sta superando il ciglio della diga, minaccia di entrare nel vetusto edificio, di invaderlo e di scendere.
Troviamo alcuni muratori che, sotto la guida di un tecnico della Bonifica Bentivoglio e del tecnico comunale, alla luce di lampade stanno febbrilmente tamponando piccole falle sovrastanti le due antiche cataratte o bocche del Torrione, costruite nel 1545.
Comprendiamo subito il da farsi !
Sull’argine vediamo ammonticchiati centinaia di sacchetti di iuta, che si trovavano nell’edificio, appena buttati lì per il pronto uso di una ventina di uomini, per lo più gualtieresi. Per fortuna sappiamo cosa fare, anche se è la prima volta che ci apprestiamo al loro uso.
I tecnici ci suggeriscono di dividere il lavoro e di organizzarci. Alcuni di noi con gli stivali devono comprimere per bene, con l’impiego di un vecchio trattore cingolato, il lungo soprassoglio che, molto sagacemente e prudentemente, uno dei tecnici ha fatto erigere sul tratto d’argine che va dalla Possessione Terza (dalla Ghiacciaia Greppi) fino al Torrione.
Il soprassoglio, lungo circa 600, alto circa 30 Cm, permetterà di “tenere” il pelo dell’acqua di piena del Crostolo sul fronte del territorio di valle di Gualtieri… Un espediente positivo ed efficace che non si riesce a comprendere come non sia stato messo in atto anche nel tratto Torrione-Baccanello e proprio nel punto dove sarebbe avvenuta la tracimazione. Sarebbe riuscito valido ? Tutto è possibile !
Il nostro striminzito esercito si mette in moto.
Riempiamo di terra, a coppie, i sacchetti vuoti e li carichiamo sulle spalle dei portatori che li stendono sull’argine, in fila indiana ed addossati alle estremità, comprimendoli con le calzature al fine di non lasciare interstizi e non permettere all’acqua di infiltrarvisi; ogni tanto ci diamo i cambi per distribuire lavoro e fatica; controlliamo che i sacchetti “tengano” debitamente l’acqua.
Lavoriamo come dei forsennati, spronati dal pericolo che vediamo crescere col trascorrere dei minuti e, come neri fantasmi e automi, ci aggiriamo alla luce crepuscolare della notte, poiché splende una pallida Luna, offuscata da una leggera nebbia.
E così per ore, in modo febbrile, in silenzio, poiché le energie servono per il lavoro e non si trova la forza di divagare la mente.
Andiamo avanti… a cominciare dal Torrione, la cui tenuta abbiamo assicurato con cento, duecento, trecento metri di sacchetti, sovrapposti in duplice o triplice ordine, a seconda della necessità.
Non ci par vero di operare con tanta celerità.
Sappiamo di combattere contro il tempo e il crescere inesorabile dei centimetri delle acque, consapevoli però che tutto il nostro sforzo potrebbe risultare inutile.
Ci allontaniamo gredatamente dal Torrione e ci portiamo verso il punto… Che risulterà fatale.
Ancora la paura, la speranza e la voglia di fare un’ipotetico miracolo centuplicando le nostre forze. Nessuno dà segno di cedimento, anche chi non è abituato agli sforzi: e tutto ciò ci sembra inverosimile !
Siamo in tre maestri di scuola, alcuni impiegati e una trentina di operai; per fortuna tutta “truppa” e nessun generale.
Verso le 23.30 i pochi presenti di Gualtieri ci salutano borbottando e se ne vanno, visto che la piena cresce e disperano oramai di tamponare eventuali falle: non sappiamo dar loro torto.
Le loro case sono esposte perché le più vicine al Crostolo… la loro presenza può essere più utile in difesa delle famiglie. Ora siamo ridotti ad una ventina. Muti e depressi continuiamo a lavorare come dannati e non vogliamo demordere…
Sull’argine destra del torrente, la situazione è completamente inversa. Centinaia di uomini del Guastallese e di altre zone sono presenti e ciarlieri. Si odono ordini e contrordini, scanditi con vigore e rabbia.
Tra le voci ne sento una che conosco, chiamo la persona a gran voce e chiedo come sia la situazione: mi risponde subito perché riconosce la mia voce : “riusciamo a tenere l’acqua con migliaia di sacchetti, e voi ?
“Da noi la situazione è disperata, siamo pochi e non ce la faremo se l’acqua continuerà a crescere”.
Io e due colleghi andiamo in avanscoperta e ci allontaniamo un centianio di metri verso il Baccanello… e solo allora ci rendiamo conto di come stiano le cose. Rimaniamo agghiacciati nel constatare che una quasi impercettibile “selletta”, o depressione della sommità dell’argine, permette già il traguazzo di un velo d’acqua, che attraversa i ciuffi d’erba del ciglio dell’argine e scende silenziosamente e subdolamente nella scarpata esterna.
Proseguiamo per pochi metri e constatiamo che la tracimazione interessa circa 60 m d’argine… Rimaniamo sconcertati e come impietriti, e in quel momento ai nostri occhi si presentano due scene indimenticabili: verso Est, l’argine opposto sembra innalzarsi e l’acqua inclinarsi verso di noi per piombarci addosso…; non esiste il senso del livello e l’illusione ottica è veramente incredibile e terrificante…; verso Ovest, verso Gualtieri, dall’alto dell’argine che si erge per oltre 8 m sul livello-campagna, miriadi di luci di automezzi che fanno la spola lungo la statale 63, tra Gualtieri e Santa Vittoria, tra un incessante rombo di motori… Siamo verso la mezzanotte, ed ecco all’improvviso irrompere il tocco delle campane delle torri di Gualtieri, Guastalla, San Rocco, Santa Vittoria: al loro martellare ci sentiamo raggelare il sangue e rimaniamo come instupiditi ed impotenti !
Allora veramente comprendiamo in tutta la sua portata il dramma che sta per essere consumato e misuriamo la nostra pochezza ed inutilità!”

Meletole (frazione di Castelnovo di Sotto)
(Immagine tratta dal libro “La grande paura” – Edizioni Diabasis)
Santa Vittoria – Località ponte arcobaleno
(Immagine tratta dal libro “La grande paura” – Edizioni Diabasis)
La tabella riporta il livello massimo delle acque di piena davanti alle chiese dei paesi invasi, prendendo come punti trigonometrici i sagrati delle chiese (fonte Bonifica Bentivoglio)
Le chiese di Castelnovo di Sotto, Poviglio e S.Savino non furono raggiunte dalle acque, poiché i loro punti trigonometrici furono superiori al livello del piano di campagna dell’area invasa.

Veramente intenso il racconto di Bruno Gabbi, che rende alla perfezione la drammaticità del momento, anche da chi non ha vissuto in prima persona quel difficile e tormentato periodo.
La falla del Torrione diede il via all’inondazione, ma in che modo ed in che tempi l’acqua invase la bassa ?
La risposta sul campo ce la fornisce il ricco diario del parroco di Meletole Don Flaminio Longagnani.
Un parroco che lo scrivente ebbe modo di conoscere sin dalla più tenerà età, ma che ingenuamente non riuscì poi ad apprezzarne le doti di fine storico e attento custode della memoria di una civiltà contadina oramai scomparsa.

“La mattina del 15 me ne tornai a Meletole con il mio motorino: l’acqua non era ancora entrata nella mia parrocchia (contrariamente a quanto previsto dai tecnici) e stava ai confini.
Alla Bassetta, ove mi portai, l’acqua stava entrando nelle case immediatamente al di là del canale di Castelnuovo o di Meletole; e della nuova strada che lo costeggia fino alla Bigliana.
Lo stradone d’Este, più elevato dei campi, era ancora parzialmente libero.”


Quanto riportato non è che un minuscolo frammento delle molte pagine del diario di don Flaminio, tuttavia è già sufficiente per intuire che l’acqua arrivò progressivamente anzi, piuttosto lentamente.
Ma l’inclemenza del clima non diede tregua e vi fu una decisa ripresa delle precipitazioni, le quali produsseso una seconda ondata di piena che all’Idrometro Batteria di Boretto culminò alle ore 22:00 del 23/11/1951 con la quota idrometrica di 6,80 m.
Il nuovo impulso in uscita dalla breccia nell’argine del Crostolo non fece altro che incrementare il livello delle acque nella zona allagata.
L’equilibrio idrostatico tra l’acqua del Po e quella della pianura invasa fu raggiunto il 27/11/1951 ed il 28/11/1951 iniziò il riflusso dalla falla del Torrione (fonte Bonifica Bentivoglio).
A posteriori ci si chiese se questa alluvione fosse proprio inevitabile, cosa sarebbe successo se l’argine di Gualtieri del Crostolo fosse stato difeso con più convizione e mezzi.
Non vi fu chiaramente una risposta ad una simile domanda e forse non fu neppure corretto porla.
Tuttavia la rottura dell’argine del Crostolo evvenne al culmine della piena (o in stanca come si usa dire) e le considerazioni fatte dagli ingegneri idraulici (ovvero che l’inodazione influì per non più di qualche Cm sul livello delle acque dell’intero bacino del Po), spalancarono la porta al dubbio.
Ma ad oggi non importa arrovellarsi con ipotesi comunque inutili.
Le cose sono andate in altro modo e tant’è.
Ben più importanti furono gli splendidi frutti derivati da questo trauma che, una volta metabolizzato, fu tramandato come vivida memoria nelle generazioni che seguirono.
Generazioni che risposero con forza e determinazione quando il Po divenne assai più minaccioso del 1951.
Un luminoso esempio di civiltà, di cui le genti che parteciparono potranno andar fiere per sempre.

Una grande storia che proverò a narrarvi nell’ultimo capitolo.
Pertanto Stay Tuned!