Premessa

Quest’articolo lo scrissi nel lontano 2004, ma prorpio in questi giorni, ricorrenza dell’alluvione del 1951, ho letto notizie in cui sono stati ripresentati fatti che hanno dato vita a una vera e propria leggenda a proposito del taglio delle arginature del Po e informazioni discutibili riguardo le dinamiche che danno vita alle piene del grande fiume.
Quindi ho pensato che fosse utile riproporre la piccola ricerca fatta al tempo, per mettere un po’ d’ordine e, seppur nel mio piccolo, cercare di spezzare l’oramai storica ed erronea tradizione orale riguardo a quell’evento. Dato che si tratta di un articolo un po’ lungo, lo suddividerò in tre capitoli e ridurrò all’essenziale le immagini proposte.

Buona lettura.

Il grande fiume Po, che con le sue acque limacciose e placide attraversa la pianura, è un compagno di ogni uomo o donna “della bassa”.
Lo è stato per i nostri avi e lo sarà per le generazioni a venire.
Un amico conosciuto da sempre, da tutti, sulle cui sponde ci si incontra per cercare un refrigerio durante le afose notti estive, oppure si rende invisibile tra le nebbie dell’inverno.
Quando ci si rivolge ad esso, lo si immagina come fosse una cosa viva, a tal punto che lo si comprende anche nei momenti più difficili, nei momenti in cui ci mette alla prova.
E’ tale e profondo il legame con questo fiume, da non riuscire ad odiarlo neppure durante le piene in cui le sue acque toccano la testa degli argini.
Quasi incoscientemente si ha la sensazione di capirne le mosse e pertanto la paura si stempera in un controllato timore.
E’ proprio delle grandi piene di cui ora parleremo (anche indicate come “l’onda lunga della paura”), ovvero quella disastrosa del Novembre 1951, quella del Novembre 1994 ed infine la più recente del Novembre 2000.
Momenti che rimasero e rimarranno parte integrante della cultura e della tradizione della bassa, allo stesso modo in cui si ricordano le vicende di chi, da sempre, ci è vicino.
In questo nostro viaggio ci avvarremo del libro “La grande paura” (di Bruno Gabbi – Edizioni Diabasis), che documenta con dovizia di particolari le prime due piene.

La situazione meteorologica

In tutti i tre i casi la situazione vide protagonista una profonda depressione in ingresso sul mediterraneo centro-occidentale, il cui movimento verso levante venne ostacolato da un anticiclone posto più ad oriente. Dunque si assistette ad un intenso e poco evolutivo scorrimento di masse d’aria calda e umida da Sud a Nord che, incentivate dall’orografia del territorio italiano, produssero pioggie intense e persistenti sulle regioni Nord-Occidentali della penisola. Nel caso del 1951 le cronache rimarcarono che anche sul Reggiano la pioggia fu particolarmente insistente, inzuppando così gli argini, ed inoltre l’acqua alta nella laguna veneta impedì il veloce deflusso delle acque del Po. Per nostra fortuna in nessuno dei due episodi successivi (1994 e 2000) si verificarono analoghe situazioni (più temibile la seconda della prima).

Dal libro “La grande paura” di Bruno Gabbi:

“Il 10 Novembre le acque del Po, a Brescello, hanno già superato il segnale di guardia…e ancora continua a piovere…
Il Grecale che sospinge l’alta marea per chilometri lungo l’asta del Grande Fiume dalla foce sembra bloccare il fluire dell’acqua di piena. Le acque del Po sembrano quindi ferme e premono con la loro massa spaventosa contro gli argini maestri”

La situazione barica e termica il 10 Novembre 1951

Il periodo in cui temere maggiormente il Po è compreso tra ottobre e novembre.
La pianura Padana è caratterizzata da due massimi precipitativi, uno secondario primaverile e l’altro primario autunnale; è proprio in concomitanza di quest’ultimo in cui storicamente si sono verificati più frequentemente gli eventi estremi che diedero vita alle grandi piene del grande fiume. Di seguito riporto una tabella coi livelli raggiunti nelle piene più importanti del secolo scorso. I dati sono presi da una relazione dell’ufficio idrografico del Po per ciò che riguarda il periodo 1900 – 1951, nel periodo tra il 1951 e il 1994 da un incrocio di informazioni ottenute dalla Gazzetta di Reggio e da La Repubblica, per poi riavere i dati ufficiali del Magistrato del Po dal 1994 al 2000 e l’A.R.N.I per l’anno 2002.
Poiché le rilevazioni sono tratte da fonti eterogenee (mi riferisco in special modo alla parte tratta dai giornali) e comunque in generale non vi è specifica della soglia minima considerata per la classificazione delle piene, il quadro di tabella 1 potrebbe non essere completamente esaustivo per ciò che riguarda il valore scelto di 7 m (il livello di guardia è 5.50 m).
Tuttavia risulta evidente quanto detto inizialmente.

Nel prossimo capitolo tratteremo nel dettaglio l’alluvione del 1951, quindi Stay Tuned!