Nell’articolo “Questione di pattern” è stato messo in evidenza quanto sia importante, ai fini delle avvezioni calde (in particolare in estate) sul Mediterraneo e sull’Europa, l’analisi della situazione barica al largo delle coste atlantiche prospicenti la penisola iberica.
Riprendendo quel tema, in questo breve articolo si tenta di mettere qualitativamente in luce, proprio in virtù di quanto già scritto, anche l’evoluzione nel tempo della situazione barica in quella porzione così interessante dell’oceano Atlantico.
Per fa ciò ci avvarremo del sistema online di generazione delle mappe meteo (https://www.esrl.noaa.gov/psd/cgi-bin/data/composites/printpage.pl) del NOAA.
Il nostro focus sono le anomalie del geopotenziale (ossia la pressione atmosferica) alla quota dei 500 hPa (media troposfera).
Come nel caso del trimestre invernale del XX secolo, anche il trimestre estivo (JJA) fu più fresco in Italia tra l’inizio degli anni ’50 e la metà degli anni ’70, ma ciò vale anche per l’Europa, rispetto alla media del periodo (1981-2010) oggi considerato standard.
Di seguito è riportata come esempio la serie storica delle temperature stive dell’osservatorio di Modena.

Quando si parla di anomalia di una quantità, si sta trattando una differenza tra un valore considerato di riferimento ed il valore misurato. Qui, come detto, tratteremo le anomalie del geopotenziale (ossia anomalie di pressione) e il nostro valore di riferimento sarà la media (per punto di griglia dati emisferica) del valore del geopotenziale dei mesi estivi (JJA) nell’intervallo 1950-2018.
La matrice dati trovata sarà sottratta ad un’analoga matrice calcolata sul periodo d’interesse e il risultato sarà un mappa ai falsi colori che renda più facile tradurre i valori ottenuti.
Di seguito riportiamo le mappe d’anomalia per il periodo 1950-1970 e 2000-2018 rispetto al periodo scelto come riferimento.

Anomalie del geopotenziale dei mesi JJA sul periodo 1950-1970
Anomalie del geopotenziale dei mesi JJA sul periodo 2000-2018

Il pattern estivo delle anomalie medie degli anni ’50-’70 è sostanzialmente l’opposto del pattern medio degli anni 2000.
Osservando con più attenzione le mappe presentate, si possono notare alcune aree geografiche che mostrano contrasti particolarmente accesi.
Un primo settore è quello asiatico e polare, in cui le anomalie sono esattamente l’opposto per ciò che riguarda la zona del mare di Kara e l’Asia centro-meridionale (Mongolia), ed ancora l’area di Kara e la regione della Groenlandia nonché parte dell’artico canadese.
Un’altra zona è proprio l’Europa in riferimento alla Groenlandia.
In quest’ultimo caso il rovesciamento del pattern non è così immediatamente ben evidente come nell’area polare, tuttavia si può notare come negli anni ’50-’70 l’Europa centrale fu sede di anomalie pesantemente negative (quindi geopotenziali più bassi), mentre la Groenlandia (e parte dell’artico canadese) fu sede di anomalie debolmente positive.
Negli anni 2000 la situazione mutò in modo significativo.
In Groenlandia (a tutt’oggi) si riscontra un’anomalia marcatamente positiva, così come risulta marcatamente positiva l’anomalia sull’Europa centrale ed Orientale.
Inoltre, osservando il settore Atlantico, si evidenzia come nel corso degli anni ’50-’70 fu presente una lingua di geopotenziali debolmente neutri, ma in riferimento alle anomalie europee ciò rappresentò una situazione di geopotenziali mediamente più alti.
Analogo ragionamento lo si applica alla porzione del Mediterrano prospicente la Libia.
Ciò suggerisce come l’Atlantico all’epoca rappresentò una sorta di scivolo, in cui il flusso zonale scorreva per poi tuffarsi in Europa.
Negli anni 2000 emerge (anche oggi) una “pozza” di geopotenziali negativi al largo delle coste Irlandesi e in area Libica la persistenza di una regione ad anomalia debolmente negativa che, in virtù del cambio d’anomalia dei geopotenziali avutesi in Europa, rappresenta ora una vera lacuna barica.
Una struttura siffatta di anomalie ha introdotto inevitabilmente una maggior meridianizzazione delle correnti e per questo anche fasi a più acceso contrasto, poiché le masse d’aria coinvolte, partendo da latitudini insolitamente basse o alte, acquisiscono caratteristiche igrotermiche assai differenti.
L’aumentare delle anomalie positive in Europa è indice dell’aumento dei geopotenziali e la meridianizzazione ha conseguentemente favorito la maggior frequenza dell’avvezione di masse d’aria calda di natura subtropicale sul continente europeo.
Nell’immagine che segue sono riportate le anomalie di geopotenziale di questa prima fase dell’estate 2019 (periodo 1/6/2019 – 8/7/2019)

Si osservi come la “pozza” di anomalie negative sull’Atlantico risulti più bassa in latitudine rispetto alla media e più prossima alla penisola iberica. Ben si nota anche l’anomalia positiva sull’Europa orientale.
Quindi, ripetendo sino alla noia lo schema, geopotenziali più bassi sull’Atlantico (depressioni) prossimo al Portogallo e geopotenziali più alti sull’Europa orientale (anticicloni), implicano inevitabilmente un forte richiamo subtropicale sull’Europa mediterranea e centro-settentrionale.

E’ importante sottolineare anche un ultimo aspetto di tutto questo discorso, ossia l’importanza delle dinamiche della regione polare.
Il cambiamento netto nelle anomalie tra l’area del mare di Kara e la Groenlandia – Artico canadese, che prende il nome di Arctic Dipole, ci suggerisce quanto rilevanti siano gli avvenimenti nelle aree polari in termini d’influenza su ciò che accade a livello emisferico.