Qual è la differenza tra la meteorologia e la climatologia?
Si tratta di due discipline che studiano il medesimo soggetto, ossia gli avvenimenti atmosferici, ma con ottiche differenti.
In buona sostanza la prima (meteorologia) si occupa degli avvenimenti atmosferici su scale di tempo brevi, cercando di descriverne, soprattutto in previsione futura, puntualmente e al meglio le caratteristiche e gli effetti sul territorio.
La seconda (climatologia) sulla base di un lungo periodo di tempo, si pone l’obiettivo di profilare le caratteristiche assunte dalle manifestazioni atmosferiche, che tipicamente ricorrono in una data regione del nostro pianeta.
Già dalla definizione si può comprendere in pieno il senso del concetto relativo al cambiamento climatico, poiché si tratta di rilevare un variazione di lungo periodo della fenomenologia atmosferica su di un’area rispetto ad una norma consolidata.
La domanda che sorge spontanea, dopo la doverosa premessa, sta proprio nelle caratteristiche della succitata variazione; di cosa stiamo parlando?
Una variazione della fenomenologia può consistere in eventi più intensi o più deboli, più duraturi o più brevi, più precoci o più tardivi, ma di certo, qualunque essa sia, non può che esser ridefinita attraverso la sua frequenza di realizzazione nel tempo.
D’altra parte, come vuole un antico adagio, “una rondine non fa primavera”.
Quindi il cambio di regime climatico passa attraverso la valutazione della frequenza con cui si manifesta una certa fenomenologia atmosferica in una certa area.
La superficie terrestre è modellata secondo una sua specifica struttura, ossia ha una distribuzione di terre emerse e oceani, che muta solo in tempi scala geologici.
Poiché l’atmosfera interagisce con questi elementi di superficie del nostro pianeta, ne deriva che certi schemi atmosferici (pattern atmosferici) si ripropongano, in dinamica e struttura, similarmente nel tempo.
Un esempio pratico di tutto questo discorso lo si ha proprio grazie all’appena trascorsa onda di calore.
Di certo si è trattato di un evento che rimarrà in evidenza nelle cronache meteo per la sua intensità.
Ricordiamone una caratteristica saliente: la genesi di una depressione al largo delle coste portoghesi e marocchine, ha innescato una vigorosa avvezione di una massa d’aria subtropicale, principalmente diretta verso l’Europa ed il Mediterraneo centro-occidentali.

Un déjà vu o una novità assoluta?
Iniziamo con l’osservare le mappe del 27 Giugno 2019 nel campo del geopotenziale a 500 hPa e delle termiche a 850 hPa.

Il risultato sono state le infuocate temperature che possiamo leggere nelle tabelle che seguono (tratte da http://www.meteo-allerta.it), nonché temperature ben più alte in Francia (qui si arrivati a 45 gradi nel Sud della nazione), Germania e in Spagna (ove non è però così raro raggiungere elevate temperature).

La temperatura di un luogo in un dato momento è determinata da vari fattori, che principalmente possiamo raccogliere in un insieme composto dalle caratteristiche della massa d’aria, da elementi geografici locali, dal geopotenziale e dall’irraggiamento solare.

Dal sito http://www.meteo-gap.com possiamo leggere la cronaca di un’altra onda di calore che colpì la Francia

Siamo nel 1923 e, per quanto più imprecise rispetto alle mappe post 1948, vediamo l’8 Agosto 1923.

Anche in questo caso si ebbe una depressione che affondò in latitudine al largo della penisola iberica, con conseguente richiamo subtropicale.
Passiamo ad un successivo esempio.
Siamo sul finire di Giugno del 1935, quando una fiammata calda proveniente dal Nord Africa portò le temperature del Nord Italia a valori prossimi od anche superiori (Sondrio 41 gradi centigradi) ai 40 gradi.
Parliamo di fiammata poiché tutto si svolse in pochi giorni e, in un certo senso, questo episodio assomiglia nella dinamica a quello che si è appena realizzato. Notate anche l’aspetto degli elevatissimi geopotenziali raggiunti in quell’evento come in quello appena trascorso.

Nel Luglio 1947 si toccarono i 40 gradi a Parigi.

Siamo all’8 Agosto 1956, giorno in cui a Grosseto si toccarono i 41 gradi

Eccoci al Luglio 1983, quando in Sardegna si superarono i 45 gradi e le minime notturne furono davvero pesanti.
Di seguito le mappe.

Passiamo al 25 Giugno 2007, caso in cui furono la Sicilia e le regioni dell’estremo sud Italia a sperimentare temperature oltre i 45 gradi centigradi. Ecco le mappe.

E infine, seppur non in ordine cronologico, non possiamo dimenticare il gigante del caldo, ossia lo straordinario trimestre estivo del 2003 (ma anche il 2015 fu pesante per l’area mediterranea).
Metto un paio di mappe del mese di Agosto 2003, ma la peculiarità di quell’anno fu proprio la persistenza della configurazione che portò il caldo (un blocco ad omega in cui l’Europa mediterranea ed occidentale si trovarono avvolte dal persistente promontorio subtropicale, come ben evidente dall’immagine sottostante delle anomalie).

Anomalia del geopotenziale a 500 hPa dell’estate 2003
Anomalia del geopotenziale a 500 hPa dell’estate 2015
Dati della stazione meteorologica di Castelnovo di Sotto
Sintesi della classificazione delle onde di calore dal 2002 al 2017

In generale nel fare i paragoni tra le varie onde di calore, si deve tener conto della persistenza dell’evento.
Quindi, prima di coinvolgere il 2003, è sempre opportuno attendere il mese di Settembre per le debite valutazioni.

Di esempi con altre onde di calore se ne potrebbero fare, ma l’attenzione è bene focalizzarla su un primo elemento chiave (peraltro già citato in precedenza) ovvero sulla meccanica degli episodi.
In tutti i casi presentati (ma è un assunto che vale in generale), l’elemento saliente è la falla barica nel settore dell’oceano Atlantico prospiciente le coste Iberico/Marocchine e la relativa risposta subtropicale; la proiezione delle termiche dipende, nei vari casi, dalle variazioni di posizione ed approfondimento delle strutture bariche.

Si tratta quindi del ripetersi di uno schema atmosferico o se preferite, come viene solitamente indicato, di un “pattern atmosferico“.

Un altro aspetto saliente è, per l’appunto, la frequenza con cui si presenta un pattern. E qui emerge l’escalation di eventi simili a quelli qui discussi in particolare negli anni 2000.
Questa evidenza, ovvero il ripetersi con frequenza di pattern differenti rispetto a quelli del periodo considerato oggi come standard, indica che il clima è cambiato o sta cambiando.

Colpa dell’uomo?
Colpa di un ciclo endogeno del sistema oceano/atmosfera ?
Colpa di fattori astronomici (Sole)?
Colpa di una mescolanza degli elementi ora citati?

Qui sarebbe necessario aprire un grande e spinoso capitolo, ma una caratteristica emerge sicuramente dallo studio del paleoclima (e non solo): se il clima ha una costante, questa sta di certo nel suo cambiamento.
E ciò passa proprio (per quel che si è capito sino ad oggi) dall’assunzione su scale di tempo abbastanza lunghe di caratteristici patterns atmosferici e oceanici.

Le parole hanno un peso e danno corpo alle idee.
Quindi quando si parla di “cambiamento climatico”, ci si sta comunque riferendo ad un meccanismo noto nella storia ed intrinseco del sistema oceano/atmosfera.
In quest’ottica asserire di voler “fermare il cambiamento climatico” suona davvero stonato, perché in verità quel concetto dovrebbe esser riformulato in termini piuttosto differenti.
Termini che sarebbero molto più scomodi da gestire rispetto alla banale e sostanzialmente innocua formulazione d’uso corrente.
Ma qui si scende su di un terreno che col clima ha ben poco a che fare.