Sono passati tanti anni da quando venni contattato dall’allora nascente Associazione Astronomica Catelnovese per far parte del loro progetto.
A quel tempo l’associazione già ebbe contatti con l’osservatorio di Cavezzo, in fase di costruzione, e col padre dell’astronomia divulgativa Ferdinando Calliumi di Carpi.
Le ottiche per il telescopio di Castelnovo furono precedentemente ordinate alla ditta Marcon di San Donà di Piave; lo specchio principale parabolico da 40 cm con focale 2 m, uno specchio secondario ellittico per il fuoco Newton e uno specchio iperbolico per il fuoco Cassegrain con focale 20 m.

La necessità espressa fu di rivestire queste ottiche e renderle funzionanti.
Si volle costruire un telescopio funzionale per l’osservazione visiva, ma anche abbastanza solido da poter essere utilizzato in fotografia, ossia dotato di tutti i meccanismi, gli ingranaggi ed elettronica indispensabili per l’inseguimento delle stelle sulla volta celeste
In altre parole si rese necessario annullare il moto di rotazione della Terra.
Il padre del telescopio fu il compianto Ferdinando Calliumi.
Su suo consiglio il telescopio fu costruito con montatura equatoriale e la cella porta specchio fu caratterizzata da più punti d’appoggio, così da ripartire il peso dello specchio principale ed evitare la deformazione del paraboloide.
Seguendo questi ed altri preziosi consigli, iniziai la progettazione e la produzione dei disegni d’insieme, in modo da proporzionare le singole parti dello strumento.
Furono tanti i viaggi a Carpi per concordare modifiche e nuove soluzioni.
Quando coi disegni tecnici complessivi si raggiunse un buon punto di definizione, si inziò a produrre i disegni tecnici dei singoli paricolari.

Dopo un anno d’attività tutti I disegni complessivi ed i particolari furono completati e disponibili per essere utilizzati nella fase costruttiva dei singoli pezzi.
Si acquisirono i materiali e si presero contatti con le officine di Castelnovo Sotto, con le quali si fece un’analisi delle macchine a disposizione nelle singole unita produttive, e in accordo con i proprietari si distribuirono i disegni dando inizio alla costruzione.
Al termine del processo di fabbricazione dei singoli pezzi si passò alla fase di assemblaggio e di seguito, in una carrozzeria del paese, si provvide alla verniciatura.

L’attività conclusiva riguardò la parte elettronica di compensazione del moto terrestre.
La tecnologia a basso costo di quell’epoca non fornì soluzioni funzionali. Venne quindi adottato un motore a corrente continua controllato da una dinamo tachimetrica, che imponeva un regime di rotazione impostabile.
Con una pulsantiera si gestì la possibilità d’accelerazione e decelerazione del motore per ottenere eventuali correzioni.
Il sistema si propose come un po’ ridondate, ma si trattò del miglior compromesso disponibile.
Nel corso degli anni l’elettronica venne più volte sostituita, seguendo l’evoluzione della tecnologia, che nel tempo rese fruibili soluzioni via via migliori a costi accettabili.
L’attuale soluzione si fonda su motori passo-passo, che abbinati ad adeguati programmi software permettono notevole precisione di rotazione e controlli automatici di correzione.

Di seguito, per chi fosse interessato, potrete consultare alcuni disegni tecnici utilizzati per la costruzione del telescopio.
Per un’analisi più accurata il consiglio è di scaricare le immagini in locale sul vostro computer.

disegno 1: asse polare
Disegno 2: struttura complessiva
Disegno 3: corona
Disegno 4: culla dello specchio principale
Disegno 5: vite senza fine