Ripartiamo da dove c’eravamo lasciati nell’ultimo articolo “Sino a Natale né freddo né fame”, per mostrare alcune caratteristiche assunte dal VPS (tratteremo l’importantissima quota dei 10 hPa) nel corso degli ultimi sessant’anni. La media stratosfera, rispetto alla troposfera, rende più lineare la lettura delle caratteristiche assunte nel corso dei decenni dalla struttura del VP.
Il periodo di sessant’anni, come detto, copre l’intero arco temporale in cui i le misure dei parametri atmosferici divengono affidabili. Andare più a ritroso implica una perdita di qualità significativa, specialmente se si analizzano le quote più elevate dell’atmosfera.

Per approcciare al meglio l’analisi, si è utilizzato il miglior indice oggi disponibile per descriverne lo stato generale della troposfera ossia l’Arctic Oscillation (si veda anche l’articolo “L’importanza dell’Arctic Oscillation”). Brevemente si ricordi che l’Arctic Oscillation rappresenta un indice di zonalità della struttura atmosferica. Se positivo indica zonalità e vice versa scambi meridiani.
Considerando l’intero arco temporale del semestre freddo, il risultato che si ottiene è il seguente (fig 1)

fig 1 – Andamento dell’AO nel semestre freddo

Si evidenzia come vi sia una fase iniziale 1950-1970 in cui l’AO mostra tendenzialmente un segno negativo o molto negativo, poi segue un periodo (1970-1990) in cui vi è un’alternaza tra fasi positive e fasi negative e infine la netta dominanza dei casi positivi (dal 1990 ad oggi).
Le fasi più caratteristiche sono gli anni ’60 per ciò che riguarda l’AO negativa, mentre per l’AO positiva si tratta degli anni ’90.
In generale è sensato utilizzare la segmentazione decadale  per aggregare i dati. Partendo da queste cosiderazioni, di seguito è possibile osservare i grafici inerenti alla velocità del vento zonale e della temperatura a 10 hPa per le varie decadi (la decade corrente si ferma al semestre freddo 2017-2018).

Ripensando all’andamento dell’AO mostrato in fig. 1 (il disaccoppiamento tra VP e VPS è occasionale e sostanzialmente non incide sui valori qui mostrati dato l’intervallo temporale preso in esame), si può notare come sia interessante il legame tra l’andamento della temperatura e le velocità zonali, entità che prese singolarmente non paiono aver capacità descrittive di ciò che fu.
A partire dagli anni ’50, v’è in generale una traslazione temporale, dall’inizio di Dicembre all’inizio di Gennaio, del momento in cui vengono toccati i picchi di temperatura minima e massima velocità del vento zonale.
Inoltre si nota anche un graduale aumento dell’asimmetria tra i due eventi ora citati.
Ciò potrebbe indicare una differente efficacia dell’azione di disturbo delle onde nel tempo.
Se osserviamo l’andamento dei parametri negli anni ’50, si evidenzia come i relativi picchi vengano raggiunti all’inizio di Dicembre. Negli anni ’60 ancor prima e sia il vento zonale, sia l’andamento termico mostrano fasi tormentate a partire dall’inizio dell’inverno (DJF). Gli anni ’70 sono come divisi in due periodi; il primo lineare sino a metà Dicembre, poi il calo progressivo di velocità nel campo del vento e più repentino nel campo termico. I rispettivi picchi dei due parametri avvengo sostanzialmente nello stesso momento.
A partire dagli anni ’80 ben si nota la traslazione verso il cuore dell’inverno del picco delle velocità zonali e, perlomeno sino agli anni 2000, anche escursioni meno significative (rispetto alle decadi precenti) nel campo termico.
In tal senso l’espressione massima di queste caratteristiche la si ha proprio nel corso degli anni ’90, nei quali i profili dell’andamento della velocità del vento e della temperatura assumono la caratteristiche di buona regolarità, come se tutto fosse delegato al naturale adamento radiativo della situazione. E’ la decade in cui si raggiunge la massima asimmetria temporale tra il momento in cui si tocca picco di temperatura minima e quello in cui si raggiunge la massima velocità del vento.
Passiamo agli anni 2000 in cui qualcosa cambia. Anche in questo caso si hanno due frangenti distinti, il primo in cui si ha un andamento regolare della temperatura e della velocità del vento zonale e un secondo (sul finire di Gennaio) in cui avviene un brusco e marcato cambiamento della situazione.
Ed eccoci all’ultima (incompleta) decade (anni 2010 possiamo dire), la quale eredita in parte le caratteristiche della decade precedente (ma con eccessi minori in termini di variazioni dei parametri) per ciò che riguarda la parte finale dell’inverno, ma mostra un precoce raffreddamento della stratosfera (già dalla metà di Novembre), che sostanzialmente persiste sino all’inizio di Gennaio.

La curiosità che sorge da tutto ciò, è cercare di capire il ruolo delle onde nella dinamica e nelle caratteristiche espresse nel tempo.
E’ bene ricordare che, allo stato attuale, il tracciante scelto è il vento meridionale positivo su scala emisferica, considerando l’intervallo di latitudine da 50° ea 90°N (quindi si tenta l’analisi delle onde più ficcanti per la regione polare e subpolare).
Dato il periodo rapporto tra il valore del vento meridionale a 500 hpa (media troposfera) e a 10 hPa (media stratosfera) – fig 2 che segue, si è sottratta questa misura alla medesima quantica calcolata per ogni decade per mostrarne le anomalie.

Il risultato tuttavia non dice granché e non mostra nulla di particolarmente indicativo riguardo ad una possibile interpretazione dell’andamento del vento zonale e della temperatura a 10 hPa di cui abbiamo scritto. Di seguito sono riportati i grafici dell’anomalia per la decade degli anni sessanta e novanta. Come si può ben notare, pur essendo le decadi estreme del campione, non ci si può certo sbilanciare in osservazioni che possano giustificare gli andamenti misurati.

Se ne deduce che, probabilmente, la misura emisferica delle onde, così come gestita, non si efficace per la descrizione degli eventi e dunque sarà necessario ripensarla in altro modo.
Al momento non resta che fermarci qui, ma poiché la curiosità è tanta mi raccomando; come sempre… Stay tuned !

Un sincero augurio di Buona Pasqua a tutti voi !