C’eravamo lasciati con un’ipotesi del arrivo del gelo (Arriverà il grande gelo ?) e oggi tale ipotesi non è per nulla risolta. Siamo in una fase di chiara difficoltà di lettura della situazione in divenire da parte dei modelli numerici.
Ciò è dovuto al realizzarsi (come già sottolineato nel precedente articolo) di un precoce (stagionalmente parlando) ed intenso evento stratosferico.

Prima di proseguire una piccola premessa.
Su alcuni siti meteo (per scopi chiaramente commerciali) in questi giorni si leggono notizie relative a paralleli col passato e si traggono conclusioni come se, data una situazione iniziale similare, ciò che accadrà ne sarà il clone. Inoltre, per rafforzare questa tesi, si associano altre informazioni più che discutibili nel contesto in discussione. Ciò nuoce gravemente ad una disciplina così affascinante e difficile come la meteorologia, dunque abbiate sempre presente quanto sia importante l’approccio critico alle informazioni.

Ma torniamo ai fatti.
Ciò che si sta per concretizzare è un Major Midwinter Warming (MMW), ossia un riscaldamento repentino della stratosfera alla quota isobarica di 10 hPa ed inversione di zonalità sino ai 60 gradi di latitudine Nord.
Le tre mappe che seguono rendono più chiaro quanto descritto (il grafico delle velocità zonali è la previsione a 240 ore, ossia quando risulterà evidente l’MMW).

Il problema è dunque interpretare cosa accadrà a seguito del forte riscaldamento citato. Ossia se lo sconquasso della stratosfera avrà riflessi, nonché di che tipo, sulla troposfera.
E qui la cosa diviene complicata, poiché non solo l’evento è forte (come similarmente in altri casi), ma è pure precoce e dunque poco frequente.
I modelli numerici, comunque, vivono su informazioni anche derivate da situazioni pregresse e quando queste sono poche, beh capirete che la gestione diviene difficoltosa. Ed è quello che sta accadendo.

Mi permetto un’altra piccola digressione.
Oggi si grida ad un nuovo 1985 proprio perché la dinamica del riscaldamento fu simile (osservate il grafico che segue rispetto al primo che avete incontrato)

Ma poiché ogni storia è a se, l’immagine che segue vi mostra la struttura stratosferica del VP a 10 hPa a 240 ore. Non c’è lo split del vortice come invece avvenne in modo netto nel 1985.
Siamo in una situazione che ancora non permette di capire se si tratterà di un displacement limite (ossia una marcata dislocazione senza rottura del vortice), oppure di un incipt di futuro split (rottura del vortice)

Tutto ciò fa sbarellare i modelli, che di run in run propongono soluzioni differenti tra loro e anche differenti dai propri precedenti run.
Di seguito vi posto le mappe a 240 ore di tre differenti modelli: GFS, FV3 e ECMWF. In realtà, per corretta informazione, FV3 è l’evoluzione di GFS, che presto andrà in pensione.

Dai tre scenari non appare alcuna ondata severa di gelo, tuttavia, come detto, ciò non rappresenta altro che l’incertezza di ciò che sarà.
In un periodo più corto, ossia entro l’epifania, ciò che si potrebbe realizzare è una rapida discesa fredda da Nord, ma su ciò sarà bene aggiornarci.

Al momento non mi resta che augurarvi buon 2019 !