Dopo una lunga fase autunnale dominata dalla grande mitezza, finalmente arriverà un po’ di freddo.
E’ bene chiarire sin da subito che l’obbiettivo primario di questo primo ingresso di aria artica non sarà l’Italia bensì il centro Europa.
Partendo però da condizioni termiche ben sopra la media, il calo risulterà sensibile poiché, comunque, si raggiungeranno valori sottomedia.

La dinamica dell’evento rimane sostanzialmente in seno allo schema barico sin qui vissuto, ossia un forte anticiclone sull’Est Europa, che in questa fase migrerà i suoi massimi sulla Scandinavia (Pattern SCAND +).
Inevitabile la retrogressione fredda sul bordo meridionale del medesimo.
Sarà interessante capire se e come si ripresenterà questo schema nel corso dell’inverno.

In questa prima fase non vi saranno precipitazioni di rilievo  indotte dall’arrivo dell’aria fredda ma, come al solito, le regioni più esposte in questa situazione sono quelle del versante adriatico e del Sud.

Ma cerchiamo di capire la dinamica attraverso le mappe.
Si parte dalla situazione attuale, col freddo alle porte d’Italia e con il possente anticiclone disteso dall’Europa centrale sino nel cuore della Russia.
Tuttavia si può notare come ancora l’avvezione fredda non sia particolarmente marcata.

z500_0t850_0

Tra 95 ore (ossia Lunedì 19) l’anticiclone si sarà portato coi massimi sulla Scandinavia, favorendo l’ingresso di masse d’aria fredda verso l’Europa centrale e l’Italia.
La traccia termica mostra chiaramente questa situazione e, come detto, l’Italia sarà già sul bordo meridionale dell’avvezione.

z500_93t850_93
Arriviamo a 144 ore (Mercoledì 21) e notiamo come il nocciolo freddo della colata artica si sia piazzato sull’Europa centrale, ed anche come l’anticiclone scandinavo inizi a perdere vigore. L’italia rimarrà sempre sul bordo meridionale della bolla fredda.

z500_144t850_144

A partire da Lunedì le temperature minime in Pianura Padana si avvicineranno in generale allo zero, ma sul Piemonte e parte della Lombardia vi potranno essere le prime deboli gelate.

E’ possibile che, successivamente a questa fase, intervenga un’interferenza atlantica e dunque la prima neve potrebbe cadere sulle Alpi a quote superiori ai 500/800 metri.